Fino a poco tempo fa le vacanze da calendario si dividevano in due grandi pause: quelle invernali natalizie, a dicembre, e quelle estive nel mese di agosto. Ultimamente, però, questa tendenza ha subìto forti cambiamenti dovuti da molteplici macro fattori:
- è cambiata la composizione della famiglia;
- sono entrati sul mercato i vettori low-cost;
- l’essere umano, grazie anche alla tecnologia, fa lavori più flessibili;
- il Covid-19 ha cambiato lo sguardo sulla vita e sul lavoro;
- si vive, nonostante le guerre frammentate, in un mondo globalizzato;
- il lavoro da remoto all’interno di un’idea di work life balance fa oramai parte della quotidianità lavorativa;
- in futuro le ore di lavoro diminuiranno in favore di un maggiore tempo da consumare; attualmente in Italia, l’orario di lavoro standard è di 40 ore settimanali per i lavoratori a tempo pieno, ma si parla già di setti- mana lavorativa corta;
- l’invecchiamento della popolazione, affiancato ad un’età sempre più giovanile grazie al concetto di longevity, gode di una grossa parte di persone con tempo da riempire di “cose da fare”;
- secondo l’ultima edizione del Rapporto Longevità, redatto dal Silver Economy Network in collaborazione con Lattanzio Kibs e Assolombarda, la spesa turistica dei cittadini italiani over 60 è approssimativamente di 5 miliardi di euro. A ciò si aggiungono altri 7 miliardi di euro spesi per servizi ricreativi, spettacoli e attività culturali. Questi dati evidenziano solo uno dei numerosi aspetti rilevanti da esplorare e analizzare nell’ambito dell’economia della longevità.
Queste osservazioni portano al fatto che oggi, non ci si stupisce di vedere persone che partono durante tutto l’arco dell’anno per viaggi, vacanze brevi, soggiorni lunghi. A febbraio/marzo, sul lago Maggiore, si incontrano pullman di turisti tedeschi e inglesi che passeggiano in un tepore di fine inverno, con un lago spoglio ma dall’orizzonte che piega verso le montagne in uno scenario molto intimo e spirituale. Qualche mese dopo, in estate, questo stesso sguardo si riempie di grandi folle di gente accalcata sui traghetti, nelle strade, sul lungolago, il cui sguardo fatica a distinguere gli alberi dalle persone, con le barche che affollano lo specchio d’acqua, in uno scenario sempre unico ma faticoso da raggiungere.
Tanti sono i posti che meriterebbero di essere vissuti e scoperti anche durante i mesi che vanno da ottobre ad aprile. Come la montagna (grazie anche al cambiamento climatico) inizia a godere di un’ottima presenza turistica anche estiva, così pure le mete balneari andrebbero organizzate attraverso piani regionali e nazionali per un rilancio turistico annuale, non stagionale. In quest’ottica si cita la Sardegna, isola sottovalutata durante i mesi invernali. In particolare, la città di Alghero presenta tutte le caratteristiche di cultura, natura e memoria storica per potere vantare una sua capacità di attrazione lungo tutto l’arco dell’anno. Musei, monumenti, torri e bastioni che ricordano un ricco passato storico-culturale.
Ora, quale servizio incentivare perché la proposta possa continuare tutto l’anno con un’offerta culturale che tenga conto dei fattori climatici ma anche del fatto che i costi non siano quelli raddoppiati di luglio-agosto?
Un cambiamento in atto è già timidamente visibile; la parola destagionalizzazione dovrebbe essere in agenda in tutti quei comuni le cui unicità si rendono “visitabili” durante tutto l’anno.
Come fare? Come recita il titolo di questo sottocapitolo, per ovviare a un overtourism strabordante, la parola destagionalizzazione dovrebbe essere in cima alle agende di tutti gli operatori consapevoli che un numero troppo alto di turisti non è mai una buona pratica per il territorio e per chi lo abita.
Il primo passo da considerare, è di creare percorsi e offerte che emozionino in tutte le stagioni, il clima va utilizzato a vantaggio del turista. L’inverno va reso fruibile anche se piove, con attività al coperto, al chiuso, con alternative di luoghi, panorami all’aperto da fruire nelle ore più calde nelle giornate senza nuvole.
Costruire percorsi di 2-3 giorni per tutte le varianti meteorologiche dovrebbe essere il must dei luoghi che fino ad ora hanno goduto di piene stagioni ma solo durante due-tre mesi all’anno. È una prospettiva win win per tutti: albergatori, ristoratori, servizi turistici vari, indotto. Cosa comporta questa visione? La necessità di fare rete, di immaginare una stagione sempre attiva; se la proposta non parte dalla PA, dal Comune, saranno i privati a dovere accordarsi per immaginare un soggiorno con un programma di musei, visite al chiuso o all’aperto che duri minimo un paio di notti. Così, anche chi vorrà fare solo un lungo weekend saprà che ci sono posti ancora da visitare, dove l’offerta turistica si estende e varia per tutto l’anno a seconda della stagione.